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“Voi sapete, cari giovani universitari, che non si può vivere senza guardare le sfide, senza rispondere alle sfide. Colui che non guarda le sfide, che non risponde alle sfide, non vive”, così diceva Papa Francesco in un’omelia davanti agli universitari romani il 30 novembre 2013. Il 22 ottobre 2015 ,Don Luca Peyron, assistente della Fuci e responsabile della Pastorale Universitaria di Torino, ripropone queste parole per iniziare a riflettere su cosa significa essere Universitari Cattolici. Le parole del Papa ci portano a riflettere su come lo studio universitario,sia esso di tipo scientifico o umanistico, sia un continuo mettersi in gioco, una continua sfida. L’universitario, infatti, deve rispondere quotidianamente ad una sfida, quella di far propri concetti e nozioni propostegli da persone diverse da lui. L’elaborazione personale di tali concetti aiuta l’universitario ad uscire dal rischio di finire nella trappola del “pensiero uniforme, quello che omologa” e di formare comunità poliedrica così come evidenziato da Papa Francesco:”il modello da seguire nella globalizzazione non è la sfera, in cui è livellata ogni sporgenza e scompare ogni differenza ma il poliedro, che include una molteplicità di elementi e rispetta l’unità nella varietà”. La forza dell’universitario è anche e soprattutto quella di lasciarsi interrogare da ciò che studia, di fare del suo percorso di studio un percorso di crescita personale che possa portarlo alla conoscenza della verità. L’atteggiamento che l’universitario dovrebbe avere nei confronti di un libro è quello che il nostro Don Luca ha espresso molto evocativamente invitandoci a fare a pugni con esso finchè non si riesce a trovare ciò che si cerca. E’ così che l’universitario diventa un uomo adulto in grado di affrontare con lo spirito giusto le sfide che gli si presenteranno nel resto della sua vita.  L’Università deve essere non solo un luogo dove imparare una professione ma una vera e propria scuola di vita che insegni a vivere da protagonisti, a rispondere alle sfide che la vita propone ogni giorno.

Articolo di Eleonora Bertoia

“Chi viene alle soglie dell’Università, per titubante che sia nel varcare il venerando limitare,muove il passo con un’intima risolutezza, alla quale chiunque ami la vita universitaria porta sempre, anche se anziano da un pezzo, una rispettosa ammirazione”. Con le parole di G.B. Montini, allora giovane Assistente ecclesiastico della FUCI, si apre il secondo incontro a lui dedicato, organizzato per gli universitari nella parriostudio-carta-dello-studenteocchia di Santa Teresa; aiutati da don Luca Peyron, cerchiamo di comprendere meglio i discorsi ai giovani, collocati nel più ampio pensiero di papa Paolo VI. Ascoltando le parole del papa torniamo tutti indietro nel tempo, nel giorno del nostro ingresso nell’ateneo: inquietudine, dubbio, curiosità, eccitazione, ammirazione… ci sembra di ripercorrere idealmente ed emotivamente i primi istanti di vita universitaria. Ci accorgiamo, in effetti, che tutto è veicolato da “un’intima risolutezza”, cioè la spinta verso un dovere ignoto, la coscienza di non sapere, la fame di conoscenza che costituirà la locomotiva trainante della carriera universitaria. Infatti non esiste ostacolo più grande nell’acquisizione di conoscenze che l’illusione di sapere già. Ed è in questo momento che si capisce il valore dello studio: non meccanico accumulo di conoscenze, ma intimo moto che sistematizza lo scibile e lo interiorizza senza forzature. Per dirla alla Montini “dilatazione della luce interiore fino agli estremi margini della propria ignota personalità”. Quindi lo studio diventa mezzo per conoscere e conoscersi, acquisendo un’aura di sacralità. Lo studio, la scienza, la sapienza, diventano i binari per condurci sempre in luoghi diversi, per noi inesplorati. Occorre però prestare attenzione a non considerare lo studio come mero strumento per raggiungere un fine, dal momento che alto è il rischio che questo atteggiamento si rifletta poi nelle relazioni della nostra vita. L’Università, quindi, non è solo più un luogo, un tempo o un insieme di persone, ma diventa un’attitudine, un modo di affrontare la vita. Ed è con questo spirito che ci auguriamo di imparare a viaggiare giorno dopo giorno.

montini Nell’anno della beatificazione di Papa Paolo VI il gruppo FUCI di Torino, in collaborazione con la Pastorale  Universitaria diocesana, propone un percorso di approfondimento sulla spiritualità universitaria a partire dagli scritti fucini di Giovanni Battista Montini.

Gli incontri si terranno a cadenza mensile, presso la parrocchia S.Teresa di Gesù Bambino a Torino a partire dalle ore 20:45

Vi aspettiamo numerosi!!!

Maggiori informazioni sul volantino:
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Cosa è il male? Tutti noi ci siamo posti questa domanda e per trovare una risposta abbiamo iniziato a ragionarci su. Nel corso della storia molti pensatori hanno provato a dare una definizione di questo comune ma complicato concetto. Leibniz lo definì “piccolo non essere”, per Teilhard De Chardin il male è fonte di un cammino dell’uomo ancora incompiuto, secondo Marx invece il tutto si ricondurrebbe ad un problema economico piuttosto che etico. Il pensiero contemporaneo non fornisce una definizione di male in quanto ritiene che quest’ultimo sia un concetto soggettivo che dipende dalla coscienza di ogni uomo; da questo pensiero deriva la visione neuro-etica, la quale arriva a negare l’esistenza del male riconducendo tutte le azioni dell’uomo a processi neurofisiologici comportando un’irreversibile perdita della responsabilità morale.

Nella nostra personale riflessione, abbiamo definito il male come ciò che va contro la natura dell’uomo e delle cose. Ma come possiamo conciliare la bontà e la misericordia di Dio con l’esistenza del male? Come conciliare Dio ed Auschwitz?

Il male deriva da uno dei più grandi doni che Dio ha fatto all’uomo, quello della libertà. Se l’uomo non potesse scegliere tra bene e male non sarebbe libero e quindi non sarebbe stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. Nella scelta però non siamo lasciati soli ma siamo guidati dalla nostra coscienza che ci allarma di fronte al male; questo tuttavia non deve far scattare in noi delle presunzioni o meccanismi di difesa che ci portano a pensare di eliminare personalmente il male o di ignorarlo. A volte corriamo il rischio di diventare degli “scrupolosi” ossessionati dalla colpa, arrivando a pensare di non meritare il perdono di Dio e rifiutando in tal modo la misericordia e l’amore di Dio. Per uscire da questa difficile situazione bisogna capire che Dio non castiga ma dona misericordia e questo si può riscontrare in tutta la storia della salvezza la quale è stata un continuo scappare da Dio che nonostante tutto ci è sempre venuto incontro. A questo proposito basti pensare alla parabola del figliol prodigo (Lc,15) dove il figlio dopo essersi abbassato al livello dei porci viene riaccolto a braccia aperte dal padre riacquistando in toto la dignità persa.

Sperando di avervi dato spunti di riflessione, vi invitiamo al prossimo incontro che si terrà il giorno 6 Marzo 2014 in occasione del quale discuteremo del male dal punto di vista fisico.

Vengono qui pubblicati i testi di riferimento per approfondire la conoscenza dei dogmi mariani, parte integrante del cammino teologico del Gruppo FUCI di Torino nel 2012-13. In particolare stiamo sviscerando il dogma sulla verginità di Maria, riprendendo lo stile già sperimentato in passato di cercare di calare il senso e i frutti di questo dogma della Chiesa Cattolica nella nostra vita attuale, nei nostri valori, nella quotidianità. Siamo stati particolarmente toccati dall’aver individuato lo stesso messaggio all’inizio del pontificato degli ultimi 3 papi, Dio non toglie nulla ma dona tutto. La stessa cosa è stata sperimentata da Maria nel momento del concepimento di Gesù, non le è stata fatta nessuna violenza, non le è stata modificata neppure una pellicina.

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Al giorno d’oggi l’immagine che ci presentano i film e le canzoni di San Francesco d’Assisi possono condurci a interpretazioni variegate e spesso fantasiose del famoso santo, oggi mettiamo a confronto una canzone degli anni sessanta, una Proposta per un confronto sociale e per una diversa società, con una versione musicata del cantico delle creature.

L’ascoltatore anche poco attento individua immediatamente le differenze sostanziali tra i due messaggi: da una parte la critica e la ristrettezza del messaggio a degli stereotipi, dall’altra un’apertura alle manifestazioni del divino e un’apprezzamento della semplicità.

Eccoci a sfatare una visione, innocente per carità, ma sbagliata, di san Francesco come ingenuo “figlio dei fiori”, che insegue gli uccellini e scappa dalla città “borghese” per portare avanti una rivoluzione sociale (un po’ di sinistra). Insomma all’epoca gli schieramenti politici erano i guelfi e i ghibellini e il bisogno di allontanarsi dalla città è una ricerca del silenzio come luogo d’incontro con Dio, NON una fuga dalla realtà.

Proporrei questo come primo passo verso l’incontro del 4 Aprile, che ci avvicinerà al francescanesimo e a indagare i motivi della scelta del nome del papa.

Ai fucini chiederei una mano per smascherare altre visioni “moderne” di san Francesco, potreste analizzare ad esempio il san Francesco <<Fabbrica di miracoli>> o il san Francesco <<Matto, folle e buffone>> o ancora il san Francesco <<Comunista sovversivo e indomito>> (è luogo comune anche l’individuare Gesù come il primo comunista della storia)

Grazie e godetevi i video:

Proposta-i Giganti

 

Cantico delle Creature

Schiere di angeli cantano all’unisono, legioni di beati risuonano in festa:
Alessia, Alessia, Alessia!!!!
Finalmente dopo aspri periodi di smarrimento, carestia, peste e malanni vari arriva un vero medico a salvare la giovane associazione della FUCI…
Alessia Rampino è la nuova presidentessa!!!
Congratulatevi, commentate, lodatela ed esaltatela.

Dopo aver scavato negli archivi e rovistato tra gli annali riusciamo a trovare una testimonianza fotografica, una pubblicazione inedita e totalmente inaspettata;
Ecco la foto che ritrae la presidentessa (è quella a sinistra):

alessia